Fotografare con poca luce: come ridurre il micromosso (1/2)

vendere, foto, fotografia, online, microstock, mercato, fotografico, su, internetLo scorso weekend ho scoperto come ridurre considerevolmente il micromosso quando scatto a mano libera in condizioni di poca luce. La notizia non è stata riportata dai telegiornali di prima serata, ma per me è stata una piccola rivoluzione. Ok, non ho proprio eliminato tutto tutto tutto il micromosso… però ci sono andato molto vicino.

Ma partiamo dall’inizio. Il micromosso è quel fastidioso problema di mancanza di nitidezza nell’immagine derivante dalle microvibrazioni dovute all’instabilità della fotocamera o al movimento del soggetto.

Mi sono spesso ritrovato in due situazioni in cui questo superpotere sarebbe stato utile: panorami poco illuminati (tipicamente street photography in orario notturno) oppure interni di musei poco illuminati (dove consentito fotografare).

Nel caso della street photography notturna mi è capitato di non avere un treppiede con me soprattutto in condizioni in cui avevo bisogno di muovermi liberamente. Ad esempio, quando esci con degli amici per berti una birra, se porti la macchina fotografica sei un tipo originale ma tollerato. Se porti anche il treppiede sei un fanatico e la volta dopo non ti invitano più.

Nel secondo caso, quello relativo agli interni di musei, mi è capitato veramente di rado di avere il permesso di fotografare con il treppiede e comunque (nella migliore delle ipotesi) ci sono state tre settimane di attesa prima di riceverlo dall’ente museale. Insomma: ci si deve arrangiare in altro modo per avere delle fotografie di una nitidezza accettabile.

Il risultato è che urge una soluzione per ridurre il micromosso quando si fotografa con poca luce. Meglio se la soluzione è semplice e costa poco.

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Fotografare nei musei: avvertenze per l’uso

Una premessa doverosa per chi fotografa avendo l’intenzione di vendere i propri scatti: avere il permesso di fotografare nei musei non vuole dire avere il permesso di vendere le immagini scattate nei musei stessi. Molti musei permettono di fotografare, un po’ di meno permettono di fotografare con il treppiede dopo una formale richiesta scritta, altri permettono di rivendere le immagini dietro firma di un accordo (in sostanza un contratto) con pagamento di una commissione all’ente museale previa descrizione dell’utilizzo a cui le immagini sono destinate. E quando gli scrivi “microstock” il referente museale ti risponde “micro cosa?”.

Una pratica che vedo sempre più diffusa in Italia è quella di consentire il permesso di fotografare (ma non di vendere) dietro pagamento di una piccola somma, in genere uno o due euro. Presso la cassa del museo si dichiara l’intenzione di fotografare, ti appiccicano un bollino adesivo alla maglietta e fotografi sereno. Bella cosa, bravi agli enti museali che si stanno adeguando.

In questo articolo non parleremo volutamente del ginepraio legale relativo alla vendita di fotografie a fini commerciali oppure editoriali, rimandando l’argomento a un prossimo post dedicato. Se vuoi approfondire il tema relativo alla vendita fotografica del si può/non si può fare, ti segnalo l’articolo Liberami dalla liberatoria!

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Ridurre il micromosso: utilizzo di software

Perché non utilizzare un software o un filtro digitale in postproduzione per ridurre il problema del micromosso? Gli algoritmi che sono alla base dei software di postproduzione sono sempre più evoluti e anche quelli dedicati a ridurre il micromosso non fanno eccezione. Se da un lato lo stesso Photoshop consente questa possibilità (filtro Camera Shake Reduction), proliferano anche i software dedicati specificatamente alla soluzione di questo problema (es. Piccure).

Tuttavia, lo stato attuale  della tecnologia software di riduzione del problema ha ancora limiti importanti. La sintesi della sintesi è che ridurre il micromosso in postproduzione può aiutare a rendere un’immagine accettabile. Difficilmente arriveremo a portare un’immagine che contiene del micromosso in origine a un livello accettabile per il mercato microstock. Questo vuole dire che dobbiamo partire da una fotografia il più possibile nitida: non ci sono scorciatoie. Incominciando dalla corretta posizione del fotografo al momento dello scatto.

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Ridurre il micromosso: la giusta posizione di scatto

vendere, foto, online, fotografia, immagini, microstock, shutterstock, LightroomCosa dice la teoria della posizione di scatto a mano libera? Come dobbiamo comportarci quando è necessario allungare i tempi di esposizione a causa della poca luce a disposizione? Ecco un riassunto della dottrina della corretta posizione di scatto.

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  • Piedi posizionati alla larghezza delle spalle
  • Un piede più avanzato dell’altro può aiutare a stabilizzare ulteriormente bilanciando il peso
  • Cercare, quando possibile, un terzo punto di appoggio naturale (es. spalla contro un muro)
  • Sfruttare l’appoggio dell’occhio sul mirino
  • Gomiti attaccati alla cassa toracica
  • L’impugnatura della macchina fotografica è un qualcosa di veramente molto personale. In generale, una buona scelta è mano sinistra sotto il corpo macchina con il palmo in alto che regge solidamente il peso di corpo macchina e obiettivo. Mano destra che avvolge il corpo macchina con indice rilassato sul pulsante di scatto.
  • Trattenere il respiro durante lo scatto
  • Quando possiamo, sfruttiamo appoggi presenti nell’area su cui sistemare la macchina fotografica (tavoli, panchine, borsa della macchina fotografica, pavimento…) magari utilizzando l’autoscatto o lo scatto remoto (un telecomando a cavo costa 7 euro online, ottimo investimento).

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Da quando si rischia ad avere micromosso?

Le vecchie regole di fotografia suggeriscono di mantenere dei tempi di sicurezza minimi calcolati sulla base del reciproco della lunghezza focale utilizzata. Complicato? No. Secondo tale regola scattando a focale 100mm un tempo ragionevole di esposizione è di almeno 1/125, mentre con una lunghezza focale a 24mm basterebbe usare 1/30 per evitare il mosso. Abbastanza intuitivo.

In realtà oggi la tecnologia ci permette di essere più ottimisti e di spingerci oltre, anche grazie agli stabilizzatori ottici,  utilizzando tempi più lenti senza incorrere in micromosso. Di quanto più lenti? Questo dipende da diversi fattori: dal modello di fotocamera, dalla tecnologia dello stabilizzatore (quando c’è), dalla mano ferma del fotografo, dalla lunghezza focale e cui scattiamo, dagli ISO… come regola molto generale, fino ad un tempo di 1/30 di secondo possiamo fotografare a mano libera senza avere un effetto di micromosso particolarmente accentuato. Da questo punto in poi, con diverse intensità, il problema diventa progressivamente più grave con l’allungarsi dei tempi di esposizione.

Nel prossimo articolo andremo oltre e passeremo alla parte pratica. Vedremo assieme come toglierci dai guai quando c’è poca luce, non abbiamo punti di appoggio, non abbiamo un cavalletto, sappiamo come impugnare bene la macchina fotografica ma tutto questo non basta… insomma, quando il gioco si fa veramente duro. E noi non ci tiriamo certo indietro, perché quello scatto lo vogliamo portare a casa!

Paolo

2016-10-15T10:54:57+00:00 22 settembre, 2014|Chiacchieriamo di Fotografia, Tecnica Fotografica|12 Comments

12 Commenti

  1. Alfredo 22/09/2014 al 22:23

    Questo vale per i possessori di reflex e per chi ha mirrorless e per di più senza mirino ?
    Sfruttando una buona postura, come indicato da Paolo salvo per l’appoggio dell’oculare e tenendo i gomiti attaccati al corpo, si riesce a scattare con tempi di 1/30. Anzi, grazie allo stabilizzatore della E-PL5, sono riuscito a ottenere alcuni buoni scatti anche a 1/15.
    Certo un treppiedi è un’altra cosa… proprio in questi giorni stavo valutando l’acquisto, da affiancare al treppiedi ‘serio’, di un piccolo Manfrotto PIXI o il camaleontico Gorillapod da poter portare con me nelle occasioni ‘veloci’.

    Ma a questo punto devo soprassedere e aspettare la seconda puntata di questo articolo !!!

    • Paolo 23/09/2014 al 11:20

      Alfredo,

      Complimenti per le mano ferma! Io a 1/15 incomincio decisamente a “ballare”. Hai ragione: ho dato per scontato di parlare di reflex. Non era specificato in apertura articolo, scusate. Personalmente non ho ancora avuto esperienze dirette su mirrorless e questo è il motivo per il quale non ne ho parlato nell’articolo.

      Per quanto riguarda il Gorillapod, lo ho ed è un prodotto che promuovo assolutamente. L’unica avvertenza è di prenderne uno abbastanza robusto da sostenere il peso della macchina.

      Grazie Alfredo che passi spesso da queste parti!

  2. Alessio 23/09/2014 al 11:58

    Ciao, con le mirrorless va anche anche specificato se sono 4/3 o meno … in tal caso le focali sono diverse, avendo un crop factor generalmente a 2. In generale anche tra FF e APS-C va considerato il crop factor.

    I 24 mm a cui fai riferimento nell’articolo è su FF o APS-C?

    Ottimo articolo comunque 😀

    • Paolo 25/09/2014 al 16:03

      Ciao Alessio,

      Osservazione corretta: la dimensione del sensore influisce sul fattore di crop. Nel caso in oggetto, stiamo parlando di una fotocamera con sensore full frame.

      Paolo

  3. Federico 23/09/2014 al 21:50

    Ciao,
    grazie Paolo anche x questo articolo.
    Solo una precisazione. I tempi nelle fotocamere APS-C (es. canon 60D, 1200D, 7D, ecc… ) il fattore di crop da 1,6x aumenta i tempi di sicurezza.
    Quindi per fotografare con un 50mm occorre un tempo (teorico) di 50×1.6= 80 => 1/80 – 1/125.
    Senza stabilizzatore.

    Ma tu hai provato Piccure ? Funziona veramente ?
    Mi sembra strano che un sw possa rigenerare correttamente una immagine micromossa.

    Parlando di vendite (e penso che interessi a molti). A te come va ?
    Io ho notato un calo drastico su Istock.
    Inoltre come ti accennavo un calo sulle immagini approvate da Envato Photodune, che però non ha portato un aumento delle vendite.
    Tengono ancora bene Shutterstock (ci mancherebbe !), Fotolia, Bigstock e CanstockPhoto.
    Qualche soddisfazione con Pond5 e Veer.

    Da alcuni giorni ci sono problemi sul caricamento con 123RF. Succede anche a te ?

    Moltissime immagini scartate anche da Shutterstock (magari per il micromosso !?!).

    Grazie x lo spazio che metti a disposizione di noi giovani Microstockari.

    ciao

    • Paolo 25/09/2014 al 16:08

      Ciao Federico,

      Grazie a te che passi a leggere da queste parti! Rispondo alle tue osservazioni.

      1) La tua precisazione è corretta: il fattore di crop influisce sui tempi di esposizione. Giusto che tu lo abbia segnalato.
      2) Piccure l’ho provato. E’ un gran bel software ma, a mio parere, non è in grado di raggiungere gli standard qualitativi necessari al fotografo microstock. Aiuta, ma non risolve.
      3) Per quanto riguarda le mie vendite ti cito nell’ordine in miei top 4: Shutterstock, Fotolia, iStock e 123RF. In ascesa Depositphotos.
      4) Confermo che anche io ho avuto problemi di upload su 123RF recentemente. Ad oggi, il problema sembra essere stato risolto e tutto funziona correttamente.

      A presto!

      Paolo

  4. Fabio Nodari 24/09/2014 al 12:45

    Sembrano consigli scontati ma sono veramente regole basilari da ricordare quando si scatta in condizioni al limite.. Grazie per l’articolo Paolo.

  5. Davide T 25/09/2014 al 10:12

    Buongiorno Paolo,
    molto interessanti anche queste informazioni sulla quella brutta bestia che e’ il micromosso.
    Che ne dici di provare un monopiede? E’ un po’ di tempo che ci sto pensando. Forse in alcune occasioni potrebbe salvarci. E’ vero che non offre la stabilita’ del cavalletto, ma e’ anche vero che non ha il suo ingombro. E sopratutto potrebbe essere accettato in alcuni musei o strutture dove il treppiede e’ vietato. In fin dei conti non occupa spazio e non ingombra i locali dove fai foto. Anche dal punto di vista economico non richiede un grosso investimento.
    Ci sto pensando da un po’ e credo che ne prendero’ uno. Da quello che leggo in rete dovrebbe far guadagnare qualche stop e aiutare a ridurre il micromosso.

    E voi lettori, che ne pensate?

    • Paolo 25/09/2014 al 16:13

      Ciao Davide,

      Il monopiede è sicuramente un accessorio utile, l’ho acquistato ma alla fine lo utilizzo veramente poco. Per un semplice motivo: o posso fotografare con il treppiede (e ho una maggiore stabilità del monopiede), o devo fotografare a mano libera (magari perchè sia treppiede, sia monopiede, sono proibiti). C’è un’unica situazione in cui utilizzo volentieri il monopiede: nella fotografia naturalistica. In questo caso, il monopiede ti permette una maggiore stabilità e contemporaneamente la possibilità di movimento (es. per seguire con l’inquadratura un animale che corre). Monopiede promosso, ma non per fotografare in interni.

      A presto

      Paolo

  6. Alessio 25/09/2014 al 14:26

    Ciao!
    non so se può interessare, ma ho trovato questo software per microstock e lo sto testando, se vi può interessare:

    http://www.alessiolaudando.it/?p=175

    • Paolo 25/09/2014 al 16:16

      Alessio,

      Grazie per la segnalazione. Ci smanetterò un po’ nei prossimi giorni.

      Paolo

    • Alfredo 25/09/2014 al 20:17

      Lo avevo visto quando cercavo ispirazioni per il foglio di calcolo che ho preparato ma non avevo capito che è free fino a 500 foto ! Grazie Alessio vado ad approfondire !!!

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