Entro dal commercialista. Buongiorno, ci siamo sentiti prima al telefono. Sono quello che si occupa di fotografia microstock e avevo bisogno di informazioni per aprire la partita IVA.

Lui mi guarda come la mucca che guarda passare il treno e mi dice Non ho capito bene, fa anche fotografia di matrimoni? Pensi che mia figlia si sposa tra qualche settimana ma ha già un fotografo! Peccato, a saperlo prima… Però se non ha nulla da fare e vuole comunque passare a fare qualche fotografia poi io le faccio pubblicità!

Un mese dopo. Entro dal secondo commercialista. Buongiorno. Ci siamo sentiti telefonicamente l’altro ieri. Mi interesserebbe aprire una partita IVA per fare fotografia microstock.

Il commercialista si fa spiegare bene cos’è la fotografia microstock. Non c’è problema, sono paziente e sono andato da lui apposta per avere un parere professionale. Dopo un quarto d’ora mi guarda e sentenzia: Ma scusi: Lei è proprio sicuro di volere pagare le tasse su questa roba?

Queste due simpatiche scenette farebbero anche ridere se fossero l’introduzione di un film di Boldi e De Sica, ma siccome si tratta della mia vita reale non mi fanno ridere per nulla. E forse potresti anche riconoscerti nello stato di confusione e fastidio in cui io mi sono trovato.

Se stai leggende questo articolo è probabile che anche tu abbia qualche punto interrogativo sulla testa in merito al tema della fotografia microstock e agli aspetti fiscali.  Tasse, moduli fiscali, partita IVA… Parliamone in modo semplice.

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Il quadro fiscale sulla fotografia microstock, partita IVA e tasse

Sintesi: una grande confusione. Dopo avere sbattuto la faccia per mesi e anni contro il muro del caos informativo, cercherò in questo post di sintetizzare cosa ho imparato. Per quanto io mi sia impegnato a selezionare solo informazioni affidabili e vissute nella mia personale esperienza, non sono un commercialista e pertanto ti invito a leggere questo articolo ma a verificarlo con chi professionalmente possa darti un parere dedicato.

Insomma: metto tutto il mio impegno e la mia esperienza per darti risposte utili e concrete, ma non mi assumo responsabilità in merito alla correttezza delle informazioni del post. Sono un fotografo microstock di buona volontà ma non un commercialista.

E comunque, avrei difficoltà a consigliarti chi potrebbe darti un parere professionale competente su una materia così confusa!

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Faccio fotografia microstock. Devo pagare le tasse?

Sì. La risposta alla prima domanda è facile, spiacevole ma non scontata, visto che spesso mi è giunta in forma privata dai lettori del blog. Anche per cifre minime è necessario dichiarare le proprie fonti di reddito.

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Quali tasse devo pagare?

Dividiamo il tema in due argomenti. Da un lato abbiamo le tasse che devi pagare sui tuoi ricavi finali mediante dichiarazione dei redditi (commercialista o CAF), dall’altro c’è la tassazione che avviene direttamente alla fonte da parte delle agenzie microstock. Iniziamo da questa.

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La tassazione alla fonte per le vendite negli Stati Uniti

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Nel 2009 gli Stati Uniti imposero a tutte le agenzie di fotografia microstock in sostanza di fare da sostituto d’imposta, incaricandole direttamente di trattenere sulle commissioni dei contributors una percentuale dei ricavi avvenuti mediante vendite negli Stati Uniti.

La percentuale standard è del 30%, tuttavia esistono una serie di accordi commerciali tra gli Stati Uniti e altri paesi inclusa l’Italia che riducono la percentuale dell’aliquota al fine di evitare una doppia imposizione sui redditi. Nel caso del nostro paese, l’aliquota può essere ridotta dal 30% all’8% sulla vendita di video e arrivare allo 0% per le immagini.

Conviene mettersi a posto utilizzando il modulo W-8BEN!

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Cos’è il modulo W-8BEN?

Questo modulo fiscale è disponibile presso la quasi totalità delle agenzie microstock. Esistono diverse tipologie di modulo fiscale e il W-8BEN è quello specificatamente dedicato alle persone fisiche, la categoria più comune di contributors microstock.

Compilando il modulo si autocertifica la propria residenza fuori dagli Stati Uniti e si indicano i propri dati anagrafici. Normalmente è disponibile per il download o per la compilazione online presso la sezione Tax Center dei principali siti di fotografia microstock. E’ normalmente richiesto l’invio di una scansione del proprio documento d’identità: non ti preoccupare, puoi inviare con tranquillità. E’ una prassi standard purché l’agenzia sia seria.

L’agenzia microstock provvederà a sua volta a spedire il tutto al fisco americano e tu non dovrai inviare nulla via posta ordinaria.

Compilare il modulo W-8BEN è nel tuo interesse. Se non lo hai ancora fatto corri a farlo.

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Ho scaricato il modulo W-8BEN e sembra scritto in ostrogoto. Mi dai una mano?

E’ vero, il modulo non è affatto sexy e sembra scritto nel peggiore linguaggio burocratico. Inoltre è anche in inglese, cosa che può complicare la vita a chi non è fluente nella lingua anglosassone. Tuttavia, la maggior parte dei campi non ha necessità di essere compilata e passato l’impatto psicologico il modulo risulta essere meno ostico della prima impressione.

I campi da compilare sui quali probabilmente avrai dei dubbi sono due. Il primo è il SSN (Social Security Number, è il numero della previdenza sociale), che puoi ignorare.

Il secondo è il ITIN (Individual Taxpayer Identification Number), per il quale è necessaria una precisazione. I pezzi grossi come Shutterstock e Fotolia non lo richiedono come obbligatorio per gli italiani, quindi puoi ignorarlo. Altre agenzie, come iStock, accettano l’inserimento del codice fiscale in alternativa all’ITIN.

Il resto dei dati da inserire sono intuitivi e riguardano tutti la tua posizione anagrafica. Passiamo al prossimo argomento.

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Parliamo di fotografia microstock e partita IVA. Chi te lo fa fare?

Ho iniziato a vendere fotografia microstock nel 2007 e solo nel 2015 ho aperto la partita IVA. All’inizio dell’avventura fotografica, guadagnando qualche centesimo al mese, onestamente non ci pensavo proprio a dichiarare i miei guadagni. A questa scelta contribuivano la mia pigrizia, la complicazione burocratica, tutte le scuse del mondo… ma sbagliavo e avrei dovuto farlo anche solo per un centesimo.

Quando gli incassi hanno incominciato a farsi più consistenti mi sono posto il problema in modo serio. Avendo io un lavoro dipendente come impiegato, ho seguito il consiglio del mio commercialista: dichiarare i guadagni sotto la voce altri redditi del modello 730 (Quadro D).

Riporto un estratto delle indicazioni alla compilazione del modulo 730:

Possono utilizzare il modello 730 precompilato o ordinario i contribuenti che nel 2015 hanno percepito:

  1. a) redditi di lavoro dipendente e redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente (es. co.co.co. e contratti di lavoro a progetto);
  2. b) redditi dei terreni e dei fabbricati; n redditi di capitale; redditi di lavoro autonomo per i quali non è richiesta la partita IVA (es. prestazioni di lavoro autonomo non esercitate abitualmente); n redditi diversi (es. redditi di terreni e fabbricati situati all’estero);

E’ la soluzione giusta per dichiarare i propri guadagni da fotografia microstock? Non lo so e non posso scommettere sulla perfetta competenza del mio commercialista di allora. Anche lui si è trovato in una situazione tutt’altro che ordinaria. Ricordatevi che per il vostro commercialista come fotografi microstock sarete una brutta gatta da pelare: è molto probabile che non abbiano mai sentito di cosa si tratta e si procederà con una certa dose di improvvisazione.

A difesa del mio ex commercialista devo però dire che per tanti anni ho fatto come da lui indicato e fiscalmente nessuno dell’Agenzia delle Entrate si è mai lamentato, quindi un po’ di buonsenso da parte sua c’è stato.

Il tema vero è un altro: l’inquadramento corretto di chi fa fotografia microstock, prevede obbligatoriamente la partita IVA? E qui ci divertiamo.

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E secondo te dovrei aprire la partita IVA? Stai scherzando?

Secondo me puoi comportarti come vuoi e la tua libertà è sacra. Ma ti spiego perché io ho scelto di aprire partita IVA.

Fortunatamente le cose mi sono andate bene. Non solo nel campo della fotografia microstock, nel quale tra una cosa e l’altra ormai bazzico da un decennio, ma anche in altre passioni collaterali a quella per la fotografia.

In particolare, la mia attività di autore di eBook è esplosa quando 7 segreti per il fotografo che vuole migliorare, stupire e guadagnare è diventato l’eBook più venduto nella categoria Fotografia di Amazon. A questo punto ho ritenuto giusto rivedere nella mia vita l’importanza della mia passione per la fotografia e per lo scrivere di fotografia, che è diventato un lavoro economicamente importante almeno quanto il mio lavoro dipendente. Di conseguenza ho deciso di rivedere la mia posizione fiscale diventando titolare di partita IVA.

Questo non vuole dire che fino a ieri non pagavo le tasse, ma lo facevo in forma diversa. Avere una partita IVA mi permette una serie di vantaggi, tra i quali:

  • Dormire tranquillo avendo un inquadramento fiscale formale e normato.
  • Presentarsi da professionista
  • Scaricare costi

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La più importante domanda che ti devi fare prima di aprire la partita IVA

Dimentica per un attimo la domanda quando è obbligatorio? e sostituiscila con questa: la mia attività è occasionale o abituale?

Questa domanda è importantissima perché è il criterio che il Ministero dell’Economia e delle Finanze usa per valutare se la partita IVA è obbligatoria o meno. L’obbligo di partita IVA sussiste nel momento in cui l’attività fotografica è abituale. Il resto sono leggende metropolitane. La storia che se superi i 5.000 euro di guadagno annuo devi avere la partita IVA non è vera, non è scritto su nessun documento del Ministero.

L’unico criterio è se l’attività è abituale e la valutazione deve essere effettuata caso per caso sulla base delle situazioni di fatto riscontrabili in concreto (cito fonte originale).

In estrema sintesi non c’è un punto preciso oltre il quale l’attività deve essere considerata abituale o meno, tuttavia per le caratteristiche proprie della fotografia microstock (tipicamente pagamento mensile dei compensi, vendita quotidiana di immagini…) l’inquadramento come attività abituale è più prudente.

Sulla base di quanto sopra, diventare lavoratore autonomo con partita IVA ti fa dormire tranquillo.

Se questa sarà la tua scelta le conseguenze sul piano tributario, su quello previdenziale e su quello assistenziale sono diverse. Queste non si riducono alla sola apertura della partita IVA (compilando e presentando il modello AA9/12 entro 30 giorni dalla data di inizio attività).

Il lavoratore autonomo abituale, essendo colui il quale svolte l’attività professionalmente, sarà obbligato alla tenuta delle scritture contabili, a presentare il modello UNICO PF (volgarmente detto 740), dovrà iscriversi alla gestione separata INPS (aliquota del 27,72%, ridotta per tutti i soggetti già iscritti ad altre forme di previdenza obbligatoria o già titolari di pensione diretta o indiretta) e all’INAIL (anche se quest’ultima non è pacifica);

Il lavoratore autonomo occasionale avrà molti meno oneri: primo fra tutti potrà ricorrere al modello 730 in luogo dell’UNICO PF, sarà esente dalla contribuzione INPS fino a € 5.000 e non dovrà tenere la contabilità.

Il Legislatore è intervenuto in più occasioni per rendere più agevole l’avvio di un’attività professionale e imprenditoriale. I regimi agevolati sono principalmente due:

  1. C.d. dei MINIMI prevede:
  2. un’imposta sostitutiva del 5% dell’Irpef e relative addizionali regionali e comunali;
  3. l’esonero dagli obblighi di registrazione e di tenuta delle scritture contabili;
  4. l’esonero dagli adempimenti Iva (liquidazioni, versamenti periodici e dell’acconto annuale);
  5. l’esonero dalla presentazione della dichiarazione Irap e dal versamento della relativa imposta;
  6. l’esonero dall’applicazione degli studi di settore.
  1. C.d. FORFETTARIO, il quale prevede:
  2. un’imposta sostitutiva del 15% dell’Irpef e relative addizionali regionali e comunali (da applicarsi su un reddito determinato forfettariamente in funzione dei ricavi);
  3. la riduzione della base imponibile di un terzo per l’anno in cui la stessa è iniziata e per i due successivi;
  4. l’esonero dagli obblighi di registrazione e di tenuta delle scritture contabili;
  5. l’esonero dagli adempimenti Iva (liquidazioni, versamenti periodici e dell’acconto annuale);
  6. l’esonero dalla presentazione della dichiarazione Irap e dal versamento della relativa imposta;
  7. l’esonero dall’applicazione degli studi di settore.

Quale dei due regimi sia indicato alla tua situazione dipende da diverse condizioni e valutazioni. Il consiglio è quello di chiedere a un professionista di supportarti nella scelta della tua posizione tra lavoratore autonomo abituale o occasionale e regime dei minimi o forfettario. L’analisi della tua specifica situazione va oltre l’intenzione di questo post, che ha scopo informativo generale.

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Come si fatturano le fotografie microstock?

Questa è una domanda molto importante ed è veramente difficile trovare risposte online. Ho dovuto confrontarmi con diversi fotografi microstock per chiarirmi le idee e alla fine ci sono riuscito.

Presupposto che tu venda a un operatore economico e non al cliente finale (vale a dire che tu venda fotografie ad agenzie microstock) ti troverai davanti a tre situazioni.

  • Fotografie vendute in Italia. Facile: si applica l’IVA nella misura del 22%
  • Fotografie vendute ad agenzie microstock con sede in paesi comunitari. Sulla fattura devi indicare operazione fuori campo IVA ex art.7-ter, DPR 633/1972. Dovrai (oppure il tuo commercialista dovrà) presentare trimestralmente il modello INTRA 1-quarter (servizi resi) a riepilogo delle operazioni effettuate
  • Fotografie vendute a agenzie microstock con sede in paesi extracomunitari (Shutterstock). Come sopra, ma non si presenta il modello INTRA 1-quarter ogni trimestre.

In entrambi i casi non si applica l’IVA ma sarà necessario apporre una marca da bollo da due euro se la fattura supera i 77,47 euro. La marca da bollo va vistata con una sigla e la fattura originale deve essere conservata da te e esposta in caso di controllo delle Autorità preposte. Al cliente deve essere inviata copia della fattura.

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Quindi bisogna inviare fattura a tutte le agenzie microstock? E in quale valuta?

Per la legge italiana copia della fattura deve essere inviata al cliente. Si tratta di una legge che non tiene conto del fatto che le agenzie microstock sono su tutto il globo terrestre e soprattutto non se ne fanno niente della tua fattura. L’invio deve essere ottemperato.

Vuoi sapere come mi sono organizzato io? Pronti!

  • Calcolo l’importo da fatturare in euro sulla base del tasso di conversione del giorno in cui ho ricevuto l’accredito. Inserisco il valore in euro in fattura.
  • Fatturo alle agenzie di fotografia microstock non italiane (cioè tutte) non calcolando l’IVA ma inserendo la dicitura operazione fuori campo IVA ex art.7-ter, DPR 633/1972.
  • Se la fattura è superiore ai 77,47 euro appongo marca da bollo da 2 euro e siglo.
  • Faccio scansione della fattura
  • Invio scansione mediante PEC alle agenzie microstock competenti per la fattura
  • Archivio originale e tengo a futura memoria, da esporre in caso di controllo

E’ una procedura laboriosa? Assolutamente sì la prima volta. Oggi, dopo mesi di pratica, impiego meno di 5 minuti a fattura.

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Ho visto che usi spesso gli esempi di Shutterstock e Fotolia. Perché?

Utilizzo gli esempi di Shutterstock e Fotolia non a caso. Contribuisco a oltre 20 agenzie di fotografia microstock da quasi un decennio ma queste due da sole rappresentano oltre il 70% dei miei guadagni. Il dato è in linea con molti altri fotografi microstock con cui mi sono confrontato, quindi se stai iniziando oggi la tua carriera fotografica parti da Shutterstock e segui con Fotolia: si tratta del migliore investimento guadagno/tempo.

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…ma alla fine cosa mi consigli di fare? Aprire la partita IVA?

Il contesto legislativo attorno alla fotografi microstock è ancora oggi veramente molto confuso. Ammesso che tu voglia aprire la partita IVA, è più corretto dichiarare il codice ATECO 74.20.19 Altre attività di riprese fotografiche oppure è meglio tenersi su un generico e flessibile 47.91.10 Commercio al dettaglio di prodotti via Internet? Magari questa seconda opzione potrebbe essere migliore specie se si vendono anche infoprodotti e magari si ricevono commissioni di affiliazione su Amazon o AdSense. In verità l’assenza di regole specifiche ha fatto sì che ogni commercialista applichi la sua fantasia all’interpretazione della norma.

Il paragrafo che segue esprime un’opinione personale e non ha assolutamente volontà di essere un parere professionale, per il quale ti invito a rivolgerti a uno specialista.

E’ probabile che l’Agenzia delle Entrate sia abbastanza tollerante quando si tratta di guadagni di pochi euro online, anche solo per un discorso di costi degli accertamenti.

Ma c’è una sicurezza.

I soldi guadagnati vendendo fotografie online devono essere dichiarati al fisco. Se partecipi al gioco devi rispettare le regole del gioco. 

La tua posizione contributiva è una tua scelta che pesa opportunità e doveri, ma di sicuro non è possibile emettere ricevuta per una prestazione occasionale vendendo fotografia microstock al contrario di quanto suggeriscono alcuni siti internet. Non ne esiste il presupposto di occasionalità.

La posizione più prudente è quella di aprire una partita IVA da libero professionista. Personalmente ho scelto il codice ATECO 47.91.10 che permette il commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato via Internet. In questo modo posso vendere sia fotografie, sia infoprodotti, sia pubblicizzare prodotti mediante affiliazione.

E che il Cielo me la mandi buona e mi protegga dalla confusione legislativa e dall’Agenzia delle Entrate!

Con questo finisce questo post dedicato a uno degli argomenti più richiesti su questo blog ma anche più difficili da trattare. Ti invito a commentare qui sotto inserendo i tuoi dubbi ma anche a condividere la tua personale esperienza.

Sulla base delle tue osservazioni e domande integrerò il post periodicamente aggiornandolo con le informazioni mancanti che ti servono in modo da mantenerlo sempre vivo, attuale ma soprattutto utile per te.

A presto!

Paolo